martedì 29 novembre 2011

Vademecum del pendolare

I viaggi in treno, come credo di avervi già detto, hanno il loro fascino. Entro certi limiti, ovvio, ché farsi un viaggio da 200 km con 5 cambi passando da una littorina dell'anteguerra all'altra non piace a nessuno. O anche solo frequentarli tutti i giorni ci fa smettere di apprezzarli, il troppo stroppia (ecco perché le cose costose piacciono di più di quelle economiche. Di magliette da 5 euro delle bancherelle dei cinesi ne possiamo avere a bizzeffe, ma di Prada quante?). Ecco perché, su gentile richiesta di uno stimato collega che si accinge or ora a pendolarizzare la sua vita, e forte di una certa esperienza che preferirei non avere, mi accingo a formulare questo piccolo manuale del viaggiatore di Trenitalia.

1. Munirsi di Vicks Sinex.
Non è una questione di pubblicità al marchio, fosse per me potreste portarvi dietro anche dei cotton fioc imbevuti di un profumo a scelta, purché possiate infilarveli nel naso. I treni puzzano, signori miei. Tra l'effetto stalla, il tizio che si toglie le scarpe e quello che non si lava, a far puzza ci vuole un attimo. L'unica soluzione è premunirsi di qualcosa di fortemente odoroso. O avere il raffreddore. O puzzare più di tutti gli altri.

2. Fare pratica con la filosofia zen.
Trenitalia vi farà incazzare. Oh si. Quindi è meglio partire avvantaggiati per evitare di esasperarsi a ogni disservizio (cioè troppo spesso perché i nervi di un normodotato possano reggere). Se avete bisogno della carica giusta per affrontare un incontro di boxe, andate pure ad aspettare un treno a caso e godetevi l'effetto energizzante che vi darà. Se invece siete nella fetta di popolazione che la boxe neanche la guarda alla tv, beh... Filosofia zen. Calma, pace e serenità. Zen. Prendete gli oggetti che avete con voi e disponeteli secondo il Feng Shui. Portatevi delle candele da aromaterapia. Munitevi di ghiaia e rastrello e create il vostro personalissimo giardino zen sulla banchina. Improvvisate una lezione di yoga al binario 2. Perché sennò svalvolate. Strozzate il macchinista. Di motivi per avercela con Trenitalia ce ne sono a bizzeffe. Primo su tutti, il costante ritardo dei treni. Ritardo che tentano di mascherare in modo piuttosto becero, tocca dire. Se la voce registrata annuncia 5 minuti di ritardo, saranno almeno 10. Se ne annuncia 10, saranno 20. Se ne annuncia 20, saranno 40. Se ne annuncia almeno 70, il treno è stato soppresso. Senza neanche scusarsi per il disagio. Mettetevi l'anima in pace e rastrellate il vostro giardino zen.

3. Minimizzare il bagaglio.
Per motivi che mi sfuggono, in treno le borse e le valigie possono essere disposte secondo due modalità:
- in uno spazietto piccino picciò tra due sedili, in basso, a fare compagnia al linoleum grigio che urla "derattizzazione";
- in alto, sopra ai sedili, dove potreste anche avere la fortuna di trovare qualche copia del Corriere della sera del '46.
Se avete una valigia di una certa importanza, l'opzione più probabile che avete è: nessuna delle due. Perché non ci sta, e se oltretutto pesa vi sfido a sollevarla. Quindi quello che si deve fare è tenersela attaccata alle ginocchietta e pace, con l'odio degli astanti (che non si possono sedere perché occupate un intero spazio da 4) che ne consegue. Ergo: munitevi piuttosto di 37 borse, ma che siano piccole ed ubicabili. E tenetele d'occhio, perché i David Copperfield non mancano. Loro fanno la magia e la valigia non c'è più, ohibò. Che bravi. Spero vi sia rimasta della ghiaia del giardino zen.


4. Non usare i bagni dei treni.
A meno che non stiate viaggiando su un Eurostar o Freccia di qualsivoglia colore, o non siate interessati a prendere il tifo, evitate i bagni dei treni. Ve ne prego. Lo dico per voi. In genere i bagni dei treni, curiosamente non utilizzabili se il treno è fermo in stazione (e che vorrà dire mai?), sono tuguri di due metri cubi progettati da un sadico. E puliti da un suo amico. L'olezzo che ne esce ogni volta che si apre la porta ha davvero poco di umano. L'aspetto fa venire in mente qualche film in bianco e nero in cui muore della gente. Roba che prendi la peste anche solo a pensare di utilizzarli. E poi la gente che entra nei cessi dei treni di solito non ne esce più, o almeno questa è la mia esperienza. Mi chiedo se vengano risucchiati dallo sciacquone o se, dietro quella porta grigia e foriera di batteri, non ci sia Narnia.

Per ora penso possa bastare, signori miei... Per ora.

Canzone del giorno: non certo allegra, ma la trovo ben fatta. E sentire dei violoncelli, ogni tanto, male non fa. The Rasmus e Apocalyptica insieme in Bittersweet
http://www.youtube.com/watch?v=xi1ArEPKlu0

1 commento:

  1. Grazie. Preziosissima. Al punto 1 il "oppure puzzate più degli altri" è una genialità.


    P.

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