- il cambio di paesaggio dal finestrino del treno. Prima la nebbia ti impedisce di vedere alcunché, poi man mano che inizi a vedere qualcosa, il paesaggio si alza. Si impenna. Occupa tutta l'altezza del finestrino, mentre prima era anche più basso delle targhette che ti dicono di non gettare oggetti fuori dal finestrino. Non riesci più ad abbracciarlo in una sola inquadratura, devi alzare ben bene la testa.
- la gente che man mano sale sul treno parla un'altra lingua, che ti suona dura e sconosciuta.
- l'autista dell'autobus controlla i biglietti. Li controlla davvero. Pensavo fosse una pratica estinta da anni. Un autista che controlla davvero i biglietti, secondo le mie precedenti credenze, era verosimile quanto tutti i servizi di un'intera puntata di Voyager messi insieme. E poi saluta tutti. Dà indicazioni precise e multilingue ai passeggeri. E in corriera vige il silenzio.
- non riconosci ciò che ti circonda, compresi i cartelli stradali che prima di essere scritti in italiano hanno diciture nella stessa lingua rigida di cui sopra. E, tra gli altri, uno che ti comunica che stai entrando in un paese di nome Montagna.
- pendenze. Solo pendenze. Non una strada in piano. Roba che ci vuole una patente in più per risalirle come si deve.
- case di legno coi tetti spioventi e l'aspetto accogliente. Sembra che ti vogliano coccolare.
- tutti che salutano tutti.
- cultura della camminata. Camminano tutti. E vorrei vedere ad andare in bici, con quelle signore pendenze.
Se gli indizi non sono stati sufficienti, eccovi il supporto visivo:
Eh già. Me la sono proprio goduta. Anche se a camminare ero del tutto disallenata, anche se l'affanno era sempre lì, anche se restavo indietro. Anche se il ghiaccio mi ha fatto capitolare un paio di volte. Per aspera ad astra... Però che bello. Alla fine ho anche preso un po' il passo, sono riuscita a limitare l'affanno. Sempre attiva, sempre con qualcosa da fare. Una passeggiata, un cane da coccolare, confidenze da scambiare, ricette da visionare e imparare, qualcuno con cui dire boiate, gare emozionanti a cui assistere, foto da fare. Madonega, che bel. L'unica cosa di cui mi dispiaccio è essere già tornata. Fatto che ho realizzato davvero solo quando dai finestrini del treno ho visto il paesaggio abbassarsi mestamente come le orecchie di un cane che viene sgridato, poco a poco, fino ad appiattirsi del tutto. Ciao ciao montagne, alla prossima.
Canzone del giorno: My last breath, Evanescence. Tanto per cambiare me ne ricorda un'altra che non riesco ad identificare, mannaggia zozza. Però che bella
Nessun commento:
Posta un commento