lunedì 12 dicembre 2011

Diario di una giornata non qualunque

Signori miei, eccovi un post un po' fuori dagli standard che ho assunto ultimamente... Se è vero che un blog dovrebbe essere un diario personale, beh, questa sera lo sarà.
Tutto inizia questa mattina all'alba, dopo una nottata meno insonne del previsto. Si va a prendere il treno, col moccio al naso causa freddo. Il treno arriva puntuale, ma nel suo percorso arranca in maniera disperata. 44 km in 60 minuti: c'è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo, a partire dal cuore in gola che mi ha causato. Già immaginavo telefonate disperate a chi di dovere, e un compromettente arrivo in ritardo. Così non è stato, dato che chi di dovere (i tre dell'Ave Maria. Alvin and the chipmunks. Il buono il brutto e il cattivo - peraltro con ruoli tutti da attribuire) era ben più in ritardo di me. Arrivati nell'aula preposta, ci si accorge - ohibò - che non c'è il pc. Non c'è neanche il telo bianco per il proiettore, ma pazienza. Si va a prendere il pc, ma non va. Quando si riesce a farlo funzionare (dopo imprecazioni mentali che vi risparmio) non va la chiavetta. Quando ci si decide ad andare a prendere un altro pc, nonché il telo bianco, ecco che parte. Colori sfalsati ma pazienza. Inizio a parlare, e arriva dentro CHIUNQUE. Compreso un omino in camice che porta il telo e lo monta fischiettando, interrompendomi di tanto in tanto con domande che magari ci si poteva risparmiare. Io blatero, conscia del fatto che l'automatismo di quella cosetta chiamata "respirazione" è andato allegramente a puttane. Ogni tanto qualcuno del Trio Lescano mi interrompe. Alla fine, domande. Snervamento a livelli tali da impedirmi di essere nervosa. Valutazione positiva, ricchi premi e cotillons. A seguire un paio di spritz, pranzo a casa di una nonna, supporto morale a un'amica ingiustamente massacrata da un olandese che non ha neanche la dignità di essere un olandese volante. Altro spritz, tappa laboratorio fico, ciobar. Ritorno a casa, con treno lento come il giovedì: la giornata finisce così come è cominciata.
Eh già signori miei, questo è uno di qui giorni che segna la fine della vita come l'ho conosciuta finora. Che delimita un prima e un dopo, anche se rendersene ben bene conto è un altro paio di maniche. Mi sembra di non riuscire ad afferrare il senso di tutto questo. E' troppo? Forse si, ma mi ci abituerò. Cosa resta della giornata di oggi? Una sensazione vaga di aver fatto qualcosa di buono, tanta stanchezza, un casino assurdo in camera. E' tempo di rimettere in ordine.
... Che poi "dottoressa" e "Valeria" nella stessa frase suonano malissimo.

Canzone del giorno: ammetto di averla ascoltata per la prima volta 10 minuti fa, ma mi piace. I violoncelli fanno sempre il loro porco effetto, specie nel metal sinfonico. E pure la parte cantata è parecchio interessante e poco prevedibile (e da cantare deve essere non poco difficile). Paranoid Circus (che come titolo si confà alla giornata) dei Lyriel
http://www.youtube.com/watch?v=thZxflNQa3A

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