Buonasera, miei signori. Questa sera, con una decina d'anni di ritardo sulla pubblicazione, ho pensato di parlarvi di Io uccido, Giorgio Faletti. Dato che il titolo non suggerisce assolutamente niente, vi avverto che è un giallo. Devo dire che mi incuriosiva da tempo, ma per un motivo o per l'altro non l'avevo mai letto; la settimana scorsa, complice una lunga attesa in stazione dei treni, sono entrata da Mondadori e l'ho visto lì. L'ultima copia, poi. Sola soletta. Quasi un segno del karma che non può essere ignorato, e credo di aver fatto molto bene a non ignorarlo.
L'ambiente in cui si muovono i personaggi è l'eterea Montecarlo, piccola e anomala nella coltre di evanescenza che conferisce ai suoi VIP. Questa roccaforte della mondanità scopre tuttavia di essere semplicemente un posto nel mondo come un altro, coi suoi buoni e i suoi cattivi. Ma una storia così, ambientata a Castellammare di Stabia o Cellino San Marco sarebbe stata molto meno convincente... Non so dirvi bene perché, ma penso che sia così. La trama è veramente avvincente, ve l'assicuro, e i personaggi sono tratteggiati con una fluidità non da poco. E non sono neanche pochi, quindi mantenere la coerenza di pensiero di tot persone diverse non è facile, anche e solo perché la persona che scrive è una sola (per quanto poi lo scritto venga riveduto e corretto da molti). Veramente ben fatti, non sforano mai nel retorico dei pochi tratti caratteristici che magari gli vengono attribuiti in quanto personaggi secondari. Percezione gradevolmente assente. I personaggi principali sono delineati man mano, poco alla volta, per darti il tempo di assorbire i loro nomi e i loro vissuti. La storia narrata è veramente corposa, cicciuta, e lascia anche poco spazio a paragrafi descrittivi che personalmente mi annoiano a morte. Preferisco una svolta sostanziosa nel racconto che conoscere l'esatta sfumatura di rosso della petunia che vede il protagonista su chissà che balcone. Con questo libro non ci si annoia mai. Sospettavo fosse bello, ma non immaginavo mi sarebbe piaciuto così tanto. E poi avevo un minimo di diffidenza, anzi di pregiudizio, dato dal fatto che Faletti faceva il comico quindi non ce lo vedevo a fare un libro fatto bene. Quanto mi sono sbagliata. Talmente tanto che oggi ho comprato Niente di vero tranne gli occhi (la sagra dei titolo ad effetto...). Vi farò sapere com'è.
Canzone del giorno: Sliver, Nirvana
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