E' arrivato. Dopo un anno di attese che non sapevo neanche di avere, e dopo una mezz'oretta di coda in segreteria studenti (incredibile, di solito si aspettano anni), è arrivato questo:
Dentro questa busta, molto più rossa di quanto la fotocamera del mio cellulare ci permetta di apprezzare (mentre lo sfondo naif ci è gentilmente concesso dalla mia poltrona), c'è quello per cui ho faticato per cinque anni. Agitazione, stress, notti insonni, lacrime, ansia, ma anche momenti splendidi, amicizie profonde, risate, gioie. Qui dentro c'è il mio attestato di laurea, che dichiara una volta per tutte che sì, sono uscita dal solco ben tracciato della scuola (dell'obbligo o meno) per iniziare a camminare con le mie gambine. Mi è capitato spesso di pensare, in quest'anno, "ho una laurea e non so cosa farmene". Ora ce l'ho anche fisicamente, tiè. In realtà per i prossimi tre anni (sperabilmente) quel pezzo di carta avrà un senso, anche se in effetti sono uscita dal sopracitato solco ben tracciato per rientrarvi sotto mentite spoglie. Sono stati cinque anni di un po' di tutto. Pure io sono stata un po' di tutto. D'altronde cinque anni sono tanti, per evolvere... E pochi per cambiare. Cinque anni in cui mi sono disintegrata l'anima per gli esami, per la paura di non essere mai abbastanza, per poi scoprire che in fondo in fondo non facevo così schifo. Cinque anni di persone che si sono avvicendate nella mia vita, fino alla condizione attuale che, lontananze a parte, trovo ottimali. Cinque anni di abbracci, sorrisi, battute anche pessime, serate alticce, confidenze. Di fiducia, anche se a volte tradita. Un buon modo per farsi le ossa.
Con ampi margini di miglioramento, non esito a dire che quei cinque anni sono stati quelli che mi sono goduta di più.
Post dolce. Iperglicemico. Diabetici astenersi.
Canzone del giorno: devo coronare questo post con qualcosa di significativo, no? Portate pazienza per il palese personalismo che capiranno in pochi, ma stasera si va di Underwear, Karamel

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