venerdì 20 aprile 2012

Fotografia: post semiserio

Uno dei miei pallini sono le foto. Non che qui ne sia stata prodiga, in effetti... Ammetto che portare sempre con me la fotocamera è un pensiero allettante ma che mi manderebbe in paranoia, perché dovrei stare iper attenta. Insomma, non posso mica sbatacchiarla nello zaino come faccio con tutto il resto. Oggi, però, me ne sono rammaricata: il cielo al tramonto, con quei nuvoloni gravidi di pioggia e promesse non mantenute, avrebbe meritato di essere immortalato. Eccome. Avete presente quando le nuvole sembrano soffici e ti viene voglia di toccarle? Ecco, quello. Con il valore aggiunto dei riflessi del tramonto. Le foto sono una delle poche cose in cui conservo l'amore per il dettaglio; di solito lo trascuro, è palloso star dietro a tutto. Ma con le foto non è palloso per niente. Dovrei iniziare a farne di più, e magari piazzarle qui. Ricordo quando, alle medie, ogni tanto mi veniva uno schizzo e compravo una macchinetta usa e getta, con cui facevo foto in giro e, a tradimento, ai miei amici. Con il loro conseguente sporconamento, ovvio. Ma tant'è. Ah, le Kodak usa e getta a rullino. Ormai il rullino è un'entità sconosciuta. Non c'era il "questa è venuta male, rifacciamola". One shot. E, a seguire, speranze. E attesa per vedere lo scatto segreto. Che poi le foto le facevi una volta e bon, il rullino era limitato quantitativamente, non potevi fare 10 volte la stessa posa. Buona la prima e finita lì. Oggi alcuni sostengono che la tecnologia abbia spoetizzato le foto. Non mi trovano d'accordo: La poesia o quello che è la trovi nel momento in cui vedi uno scatto e pensi "oh!". L'ideale post romantico del carpe diem fotografico non sta né in cielo né in terra. E per quanto mi riguarda della fotografia amo più il gesto, che il risultato: catturare un momento facendolo diventare eterno, da transiente che era. Oppure scovare qualcosa che altrimenti passerebbe inosservato. Quanto figo è?

Canzone del giorno: Blackbird, Alter Bridge

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