Stanchissima e soddisfatta. Buonasera amici, questa è la Valeria che vi trovate davanti stasera. Che è la Valeria post nuziale, senza più lo smalto e senza più l'ansia, ma con un sacco di emozione ancora in corpo. Cosa vi posso dire che non immaginiate già... Alla fine il luogo comune sull'amica emozionata al matrimonio, che piange e stringe la mano della sua compagna di panca in chiesa (e d'appartamento fuori dalla chiesa) fino a farsi diventare le nocche viola, è stato rispettato. A onor del vero ci sono state un paio di amabili gag a diversificare la faccenda, come la mia prima puntura d'ape (a cui ho scoperto di non essere allergica, viva viva viva) e l'intervento di un gentilissimo calzolaio che mi ha vista in ambasce coi tacchi fuori dalla chiesa (perché una signorinella con le scarpe in mano appoggiata a un muretto, che tenta di resistere alla tentazione di camminare scalza fino al ricevimento, fa sempre piuttosto scena). Pianti, mangiate, bevute, foto, giochi, balli. Che ve lo dico a fare, a raccontarlo sembra un matrimonio come tanti altri. E tecnicamente lo è stato. Ma per chi c'era in mezzo proprio no. Si è celebrato a dovere. E fosse per me si celebrerebbe ancora, data la mega portata dell'evento. Squillino le trombe! Esultino le genti! Dov'è un menestrello quando serve?
Da domani si torna un po' più Blog a Caso.
Canzone del giorno: Confesso, Nomadi. Me l'ha fatta conoscere la sposa, quindi ve la beccate.
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