Allora. Ho la testa spettinata dentro e fuori, messeri. Perché questa è stata una giornata di finta nullafacenza che voleva essere di riposo e invece in qualche modo non lo è stata. Diamine, non ho avuto da salvare il mondo, o pilotare un aereo dopo che il pilota ha mangiato le noccioline a cui non sapeva di essere allergico, o messo in salvo millemila cucciolini da dei cattivoni cattivissimi, ma insomma. Guardate che fare la spesa al centro commerciale di domenica è dura, eh. Allora, ti accorgi che dopo una settimana di assenza non hai niente di edibile in casa. O meglio, hai solo pasta, purè in busta e tonno in scatola. Se consideri che nella suddetta settimana hai ingurgitato una quantità di nefandezze per cui non otterrai mai il perdono da parte del tuo fegato, decidi di andare a comprarti qualcosa di sano. Tipo quella roba strana di cui stavi per scordare l'esistenza, nota ai più col nome di verdure. Sapete, quella roba che spunta dalla terra e che tanti omini (o macchine. Ma preferisco pensare che siano omini) raccolgono e rivendono. La roba sana che dovrebbe disincagliarci le arterie dai maledetti grassi saturi a cui McDonald's ci ha abituato da tempo immemore.
Sia come sia, consapevole del fatto che i miei succhi gastrici richiedevano un po' di requie, ho preso la bici e sono partita. Sapete, qua non abbiamo mica la macchina. E poi un po' di ecologismo, giusto cielo! Devo pur farmi perdonare da Madre Natura per non aver salvato i millemila cucciolini. Ad ogni modo la bici non era la mia, ma una presa in prestito; la non disponibilità della mia bici avrebbe dovuto suggerirmi qualcosa, in effetti. Ma incurante di tutto io parto. E a che ora parto? Alle 11.30. Col sole a picco. Geniale. Un affanno che metà sarebbe bastato, anche perché i miei cosciotti non erano abituati - o non più - alla durezza della bici, il che mi ha fatto imprecare per un buon quarto d'ora. Dopo essere arrivata, e pregando di aver capito come stracacchio funzionasse il lucchetto della catena della bici (una roba progettata dalla NASA? La cassaforte svizzera dei lucchetti, impenetrabile e insuperabile come il tonno? No, semplicemente dovevo tenere dentro la chiave finché lo chiudevo. Troppa scienza), sono entrata. Ecco, come colonna sonora ci sarebbe voluta la cavalcata della Valchirie. C'era chiunque. CHIUNQUE. Dite un nome, e c'era. Io, la mia provatezza, il Polase che avevo preso speranzosa prima di partire, il mio principio di emicrania e un sacco di gente. Un botto, proprio. Questi sono stati i primi pensieri che ho partorito, in bell'ordine - che non si dica che faccio casino:
- aaaaaaaaaargh!
- AAAAAAAAAAAAARGH!
- ma chi me l'ha fatto fare?
- ciboooooo!
A quest'ultimo pensiero ho fatto fronte così:
Si ringrazia il bar del centro commerciale per aver provveduto al mio sostentamento psico-fisico per la modica cifra di due euri due.
Alla fine mi decido ed entro al supermercato: il primo disagio è stato cercare i carrellini. Quelli rossi che trascini per terra. Il blocco di gente era tale per cui erano spariti tutti, in mano com'erano a orde di acquistatori assassini che avrebbero tagliato gole e umane speranze per l'ultima caciotta in offerta. Vi risparmio le problematiche con cui ho avuto a che fare per procacciarmene uno, ma alla fine ce l'ho fatta quindi via! Si parte! Trionfino gli acquisti cibosi! Alla faccia degli sprovveduti acquistatori della domenica, tu sei organizzata. Loro sono tanti, ma tu hai un piano: l'acquisto finalizzato alla lista che hai in mente. E così parti all'avventura, schivi gli inesperti spesaioli - stolti! - che tergiversano, perché tu hai un obiettivo e sai come raggiungerlo! Fai tutte le corsie, sapendo perfettamente cosa comprare e cosa no. E sai che spenderai poco, perché devi comprare un po' di verdura, le mozzarelle, l'affettato e lo yogurt. Vai avanti e fai tutte le corsie. Gagliarda e orgogliosa, hai già finito. Ma poi guardi tronfia il carrello e lì te ne accorgi: hai il triplo di roba del previsto. Ti viene il dubbio di aver preso su il carrello di qualcun altro. E invece no, sei anche su una sprovvedutissima acquistatrice della domenica che si fa ammaliare dai prezzi che finiscono con .99, dannazione. Eh vabbè, alla fine non rimetti giù niente, perché IN FONDO IN FONDO ti serve (aka vuoi) tutto. E hai pure scordato il pan carrè. Pazienza, tra le corsie gremite di donne urlanti e uomini che nelle corsie vorrebbero sprofondarci, tu non ci torni. Ti senti ancora superiore alla volgare plebe, nonostante tutto, e non ti ci vuoi rimescolare. Vai alla cassa, scegliendo quella con meno gente. Si, ok meno gente, ma tizio con spesa trascendentale e cassiera che non capiva bene perché fosse lì. Che si ritenga fortunata che non è una di quelle a cui capitano gli scentrati di Pazzi per la spesa coi loro miliardi di coupon. Alla fine il tizio che ha comprato la qualunque riesce a pagare, nonostante la cassiera abbia avuto nel mentre la voglia di farsi un giretto, e quindi tocca a me. Niente carta Nectar-no la borsina ce l'ho già grazie-pago col bancomat. Tutto liscio.
Esco. Bentornato, sole! Bentornata, gioia esistenziale! Slego la bici, carico la spesa nel cestino (perché il cielo mi vuole così bene da avermi dato una bici col cestino) e via! Gioia al mondo! E' finita!
... E invece no. Perché se attraversi la strada col rosso può anche non succederti niente, ma il karma ti punisce. Tutta tronfia per la libertà della strada, io attraverso. E a metà sento una roba tipo PLOF. Mi giro, e scopro che nell'attraversamento il mio sugo pronto alle noci (prezzo .99) ha tentato il suicidio scagliandosi contro l'asfalto. Stracciamoci le vesti! Ululiamo il nostro dolore alla luna (nel caso sia giorno, aspettiamo che sorga)! Onestamente, dopo un "ohibò" (versione purgata) non sapevo che fare. Avevo la bici, quindi pensare di legarla in velocità e correre a raccogliere il sugo - il tutto col rosso - era difficile. Tornare in mezzo alla strada con la bici era impensabile, perché probabilmente nel raccogliere il prezioso flaconcino avrei rovesciato tutto il resto. E finché facevo tutti questi pensieri, iniziano a passare qualcosa tipo dieci macchine. Dieci, almeno. E nessuna che mi spiaccica il sugo. Karma? Presa per i fondelli del destino? Mah. Alla fine scatta il verde pedonale, e con circospezione mi avvicino alla confezione che pare miracolosamente integra. E un simpatico passante, che la scena l'ha vista tutta perché aveva da attraversare lui pure e non aveva minimamente pensato di correre in soccorso di una povera donzella in difficoltà di sugo, raccoglie agilmente la confezione e mi chiede "lo vuoi?". Si, tesoro, non sono rimasta sul ciglio della strada con il disagio addosso perché avevo voglia di farlo. Diamine, te lo spalmerei in faccia, il sugo alle noci.
Canzone del giorno: Amore amorissimo, Elio e le Storie Tese. Niente di eccezionale, ma si difende bene.

mi hai fatta fare un sacco di risate.. bellissimo post!! vorrei conoscerti, secondo me sei una pasticciona ^_^ (lo dico solo positivamente)
RispondiEliminaHai azzeccato in pieno: sono una pasticciona cosmica! Impacciata e sbadata come poche al mondo, sono abbastanza avvezza alle figure di guano. True story :)
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