Oggi, finché il mio stomaco tenta di farsi una ragione di tutto quello che ho mangiato stasera, ho deciso di parlarvi di una figura non abbastanza considerata. Una tipologia umana piuttosto canzonata, più o meno a ragione: il contribuente. L'ignaro, sprovveduto, sciocco contribuente. Ci piace immaginarlo così, in fila alle poste, che paga non sa bene cosa a non sa bene chi. Perché occuparci di questo sprovveduto? Perché? Perché sponsorizza, semplice. Ed è nostro (nostro? E chi sono, il divino Otelma?) dovere morale parlare degli sponsor, come nei migliori programmi televisivi. Come dimenticare la pubblicità di Annabella di Pavia all'interno della Ruota della Fortuna (quella vera, con Mike)? E allora, andiamo.
Il contribuente è un'entità semplice, pacifica e quieta. Come il plancton, in pratica. Questa forma vivente è serena e in pace con l'universo. E può esserlo solo perché è inconsapevole. Il contribuente si aggira per il mondo, felice e beato, con un bollettino da pagare in una mano e uno già pagato nell'altra. Come Mosè con le Tavole della legge, insomma. E' sereno così, e chi siamo noi per giudicarlo? Anche perché, a volte, la sua volontà quasi commovente di pagare ha dei risvolti pratici per tutti noi, oltre ad avere quasi un qualcosa di poetico, derivante dalla figura di uno che in tempo di crisi paga tutto e anche di più. Ma il contribuente alla fine è contento, anche perché non sa bene bene di essere contribuente. Contribuisce e non lo sa. Rappresenta la forma più pura e nobile della generosità: quella gratuita (perdonate il giuoco di parole).
... Ma qual è l'habitat naturale del contribuente? No, perché le poste a una certa ora chiudono pure. In realtà secondo me il contribuente, quando non può pagare, si smaterializza. Non ha una ragione sociale, quindi l'esistenza può andare a farsi friggere. Pffffff.
Canzone del giorno: Precious, Depeche Mode
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