sabato 16 febbraio 2013

Io donna, tu pirloccia

Si da il caso che debba imballare cose. E si da il caso che, tra queste cose, ci siano piatti e bicchieri, notoriamente predisposti di per se a distruggersi. Così, perché cambiare posto non gli fa piacere e vogliono fartelo pesare. Quindi, dopo essersi fatti trascinare (non senza fatica, sudore e giramenti di balle) dal punto A al punto B, magari distanti una ragguardevole quantità di km, quelli si ridestano e - crack - si rompono. Piuttosto di darti la soddisfazione di essere fruibili, si spaccano. In pratica si suicidano. Per prevenire la cattiveria da ceramiche e vetri da cucina, il mio approccio si basa sul circondare suddetta cattiveria di fogli di giornale. Copiosi fogli di giornale. Ora, a casa mia non si leggono giornali. Ci piace sguazzare nella disinformazione, così, senza un perché particolare. Quindi stamane, con tutta la mia baldanza, sono andata in edicola a comprare un giornale. Ma non uno a caso. Se devi imballare, mica puoi prendere il Fatto quotidiano, che è piccolo e dura due pagine. Devi prendere un quotidiano cicciuto e con le pagine grandi come la Sardegna. Va da se, dunque, che abbia comprato il Corriere della sera. Fortunella me, quando ho scoperto che assieme al Corriere oggi c'è l'inserto: Io donna. Spinta da curiosità mista a una buona dose di pregiudizio, mi sono apprestata a sfogliarlo per valutarne il contenuto... Giusto cielo, perché? 200 e passa pagine di disagio. Gobbe e incazzate come solo il digiuno ti fa essere, le modelle che popolano questo giornale altamente culturale portano addosso la roba che, secondo non so bene chi, dovremmo metterci tutte quante. Il tutto intervallato da pubblicità piene di modelle che portano addosso la roba che, secondo non so bene chi, dovremmo metterci tutte quante. Grande varietà, insomma. Da notare che l'indice è a pagine 37. TRENTASETTE. Nelle 36 pagine precedenti, pubblicità. Per niente fastidioso. Dopo altri cinque o sei milioni di pagine di pubblicità, caratterizzate dalle solite ragazze giovanissime con gambe chilometriche e sopracciglia spesse come un'autostrada, parte un'intervista a Kirsten Dunst. Onestamente non ho il cuore di leggerla davvero. Mi sanguinerebbero gli occhi dopo due righe, abbiate pietà. Posso solo dirvi che capelli, pelle e vestito hanno lo stesso esatto punto di giallo-beige che fa tanto persona in salute. Infatti si tiene la mano dietro il collo, mi sa che ci ha le cervicali. Brutte bestie. A seguire (le pubblicità, s'intende) argomenti di stringente attualità come le cene in piedi: il modo giusto di allestirle, cosa servire e roba varia. Ma dai, vuoi dirmi che questa gente mangia? E cucina pure? Ma la vedete una figacciona in abito da cocktail Gucci che si mette a fare la bagna cauda o il brasato? Che fa roteare in aria la pasta per la pizza che manco al Cirque du Soleil? Ma per favore, questa gente qui ordina tutto al catering e poi pilucca le olive in cime ai vol au vent, fine della storia. Bah. Per chiudere, un interminabile servizio di moda che alterna temi vari, dal color-chic ai capi in pelle; il tutto con costi paragonabili a quelli per comprare una piccola utilitaria usata. Per singolo capo, s'intende. Chi non ha 1600 euri da investire in una giacchetta verde acqua improbabile quanto la Littizzetto vestita da Caterina Caselli che abbiamo visto ieri sera?

Questa cosa ha il coraggio di chiamarsi Io donna. Ora, non sarò un granché femminile, ma donna si. E mi da molto fastidio che l'opinione comune voglia che la donna sia questo. E ancor peggio è pensare che molte donne si attengono davvero a questo stereotipo. Amica che svieni se non riesci ad accaparrarti l'ultima Louis Vuitton o che per questa domenica hai organizzato un brunch da 1200 persone (di cui quattro conosciute e le altre no), lasciatelo dire: non sei una "io donna", ma una "tu pirloccia".

Canzone del giorno: valà che ce l'ha ricordata Cristicchi. Canzone per te, Sergio Endrigo. La festa, appena cominciata, è già finita...

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