mercoledì 11 luglio 2012

Che poi...

Che poi il concetto di libertà è relativo. Per me al momento sarebbe la possibilità di prendere la macchina e andare dove diamine voglio quando diamine voglio, ma mi rendo conto che può anche avere un significato più profondo e aulico. Più intenso, per chi non può vivere il tipo di libertà che ti da un paese definito "moderno".
Che poi ti puoi considerare un gran sfigato, ma le sfighe vere sono altre. E anche qui il ridimensionamento di una situazione che potrebbe farti autodefinire sfigato, nasce dal confronto con chi ha sfighe vere.
Che poi non mi piace farmi i fatti degli altri. Ma spesso ci capito in mezzo con i miei soliti modi, allegramente inconsapevoli e un po' tonti.
Che poi quando parlo in inglese ho l'accento americano e non me lo spiego mica tanto. Probabilmente è la musica. Forse è il fatto che anche quando parlo in italiano parlo con le vocali aperte. All'americana, pare.
Che poi le cose che sembrano semplici non mi vengono. Posso ripeterle mille volte, prendendole da mille angolazioni diverse, prestando mille attenzioni diverse. Ma fuffa.
Che poi articolare delle frasi in italiano corrente mi riesce sempre più complicato.
Che poi la mattina continuo a cantare Only the horses. E male. E solo la frase Only the horses. Parliamone. Anzi, cantiamola.
Che poi a quest'ora non ho sonno ma quando la sveglia suona impreco contro me stessa per non essere andata a letto prima. Quindi vado a dormire, signori miei.

Canzone del giorno: mielosa finché volete, pop fino allo sfinimento, Ma Jarabe è Jarabe e anche se è invecchiatissimo piace sempre. Come un pittore, Modà e Jarabe de Palo. Perché i duetti, anche laboratorieschi e anche col controcanto, si sprecano.

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