(se non si vede, il link è questo: http://www.youtube.com/watch?v=fOJUMjl821s).
No vabbè. Il Giappone, patria dei manga, del Tamagotchi e di biancheria intima di già dubbia utilità, se ne salta fuori con 'sta roba. Nientemeno il reggiseno che non si può aprire se non con l'impeto del vero amore.
La scenetta ci presenta dall'inizio tre soggetti che, insomma, noi donzelle dovremmo proprio evitare (immagino una nonna che ci fa "tò tò" col dito e ci ammonisce severamente). Il primo viene definito "the animal" e rappresenta il classico polipone dai millemila tentacoli, di quelli che in discoteca profondono mani in giro senza troppa creanza. Avete presente i pianisti in parlamento? Ecco, con quella motilità di dita lì. Si noti che la signorina, che è una ragazza a modo e posata (posata dove?), non gradisce un granché le avances di nostro signore delle manone e tenta di schivarlo con la forza di una formichina indifesa. Povera cara.
Il secondo è "the technician", e Dio solo sa perché. Io quelli così li chiamo "pescatori a strascico": buttano la rete su tutte, e chi abbocca abbocca. La signorina con la maglia a righe mi pare alquanto offesa, ma lungi dall'andarsene con il contegno femminile e il savoir faire che anni e anni di Beautiful ci hanno insegnato (ovvero, tirando in faccia al technician un simpatico drink). Tra l'altro, 'sto technician ha delle labbra che dovrebbero chiedere il condono edilizio. Troppo uso? Gli piacerebbe.
Il terzo è "the flashy guy"; allora, al di là del fatto che mi sembra alquanto poco verosimile chiamare "guy" 'sto cinquantenne infoiato, qui si incarna lo spirito del manager che pensa di poter comprare tutto coi soldi, anche la felicità (si scrive felicità, si legge patata). La ragazza in questione i soldi li schifa proprio, guardatela. E lui li lancia per aria con l'espressione che di solito ho io quando prendo la gamba del tavolo col mignolino del piede:
Che omino amabile.
Ma a salvarci da questi cattivoni chi ci penserà? Il nostro buonsenso? Lo spray al peperoncino? Le mutande di ghisa? No, la "cutting-edge technology" made in Japan. Una signorina i cui capelli sono mossi probabilmente dall'aura della consapevolezza - e non da un ventilatore - indossa l'oggetto in questione: un reggiseno chiuso con una roba che sbrilluccica. E quella roba che sbrilluccica promette di non aprirsi se non con il vero amore. No, ma la sento solo io, la puzza di boiata? Annusate bene, per favore. E guardate come si impegnano questi omini per tirare il reggiseno. No, vi prego, guardateli bene. Guardate le facce che fanno. E notate che nessuno di loro è minimamente interessato alle mutande della signorina, che darebbero accesso a qualcosa di più divertente; no, loro vogliono solo le tette. Anche se le mutande manco c'hanno il dispositivo e non li farebbero tribolare così (perché al primo tra un po' parte anche un embolo, eh).
Una sedicente "human sexuality specialist" ci vuole dare, in tutta questa marea di scemenza, una pretesa di serietà; non che ci riesca, devo dire. A lei seguono immagini che vogliono dare un po' di scientificità al tutto (e - giusto cielo - ci è stata risparmiata la scena dello scienziato di turno che tira fuori una provetta dall'azoto liquido. Perché, a prescindere dalla materia in questione, se si parla di scienza quella scena lì c'è SEMPRE), e poi arriva il dottore, che per essere credibile deve essere vecchio e seduto ad una scrivania. Qui ci si spiega che l'amore fa secernere catecolamine, che fanno accelerare il battito del cuore. E i due fantastici inventori di quella che verrà ricordata dai posteri come una genialata (procuratemi un cartello con scritto SARCASMO, vi prego!), ci spiegano che tale aumento di battito viene rilevato da un sensore interno al reggiseno, il quale invia i dati ad una app per iPhone (ohi ohi, profondo rammarico per il mio detenere un Samsung. Cartello, grazie) che li elabora e SBEBEM! Fa aprire il reggiseno delle meraviglie. Con tanto di dimostrazione pratica su manichino. No, ma avete visto a che velocità si apre? In quella maniera lì il tuo vero amore lo schiaffeggi. No, ma vi pare il caso? Un po' di delicatezza, diamine, che mica serve che il reggiseno parta come il tappo del Gancia spumante a capodanno (per quanto il concetto di "trenino" possa adattarsi ad entrambi i contesti con una certa facilità).
Alla fine si va sull'hot, perché ci sono la squacerla di prima e un ragazzuolo che pare UN FILINO più delicato delle tre macchiette di prima, pronti per la sgnaccherata. E dato che "women always seek for true love" (quanta amarezza e quanti luoghi comuni), il sensore rileva l'ammmmore e fa detonare il reggiseno. "We do anything for women"? Beh, posso dire che potevate farne a meno?
Oddio, ho così tanto da obiettare che mi gira la testa. Mi limiterò all'approccio scientifico alla cosa: se basta l'aumento della frequenza cardiaca a far partire il gancetto, non vi pare che possa essere un problema? Voglio dire, magari sto per essere investita, mi viene il panico e il battito accelera. Vi pare il caso che in questo contesto mi si slacci il reggiseno? Andiamo. O magari durante un esame per cui si è particolarmente tese. Magari il professore è uno di quelli che apprezza un certo tipo di contesti, ma la vostra serietà accademica risulterebbe un tantinello compromessa.
... che poi. Che bisogno c'era di 'sta roba, se già così i reggiseni sono dei cubi di Rubik per i maschi?
Canzone del giorno: Time of dying, Three Days Grace

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