mercoledì 3 aprile 2013

I giochi della sera

Stasera voglio dedicarvi il mio posticcio, effimero, insensato buonumore. Non abituatevi troppo bene, che in tempo zero sarò di nuovo incazzatissima e ce l'avrò col mondo. Ma stasera no. Ho ancora negli occhi le immagini dell'argine, con le luci di una città caotica e fredda che si riflettono sull'acqua, facendo sembrare quasi poetico un posto che di solito non lo è per niente. Vuoi per il buio che non ti fa vedere bene, vuoi perché la luce che gareggia con la sera ha il suo fascino, vuoi perché col buio le nutrie non le vedi, ma il tutto era nobilitato. Giallo della città, blu della sera, con quei giochi di luminosità e ombra che solo l'acqua può dare. E con quella leggera brezza che ti scompiglia affettuosamente i capelli, o forse la brezza la senti solo tu perché sei in movimento. I salici segnano il tuo cammino, e tu vai, con l'aria tra i capelli, il blu e il giallo. La sera si beffa di te così, in questo splendido modo, e ti fa sentire piccola piccola anche perché magari hai avuto una giornata di merda. Ma quella giornata è niente in confronto a quello che ti si para davanti, e ti sembra di non aver mai dato il giusto peso alle cose prima di ora. I giochi della sera sono questo, sono lo stupore sciocco che ti causano; sciocco perché, alla fine, sono cose che hai sempre avuto davanti, solo rimescolate. E resti basita, incredula, incapace di proferire parola. Forse esagero, magari un argine di un fiume è solo un argine e bon. Però alzare la testa e trovarsi davanti a queste cose, fa bene. Ridimensiona tutto.

Poesia di un certo livello, eh.

Canzone del giorno: Prelude, Suite per violoncello, Bach. Beccatevi questa.

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