Non so voi, ma io inizio a sentirmi vecchia. Tra un mesetto scarso annovererò un'ulteriore primavera alle 26 che già mi porto dietro, ma non è quello. Che poi 27 anni non sono tantissimi, è pure un bel numero, dispari, multiplo di 9 così facciamo contentone pure Dante che 'sta fissa un po' ce l'aveva, quindi ok. Il problema è che CI HO I CEDIMENTI. L'egregia Sig.ra Natura, dall'alto della sua millenaria esperienza, deve aver così decretato: "giubilo e sollazzo, ma solo fino al primo lustro che segue il vigesimo anno (la Natura me l'immagino parlare forbito&pretenzioso, ndr). Dal secondo innanzi, decadimento fisico, lentezza morale e mentale, e pure un principio di rughe. Ma i brufoli dell'adolescenza te li tieni ancora per un po', tiè".
Stronza.
Quello che voglio dire è che non ho proprio più la resistenza di una volta. Nel PRIMA, bastava poco sonno, cibo a caso, e l'energia non mancava mai, neanche se non mi serviva. Nel DOPO, beh. Sbrodolo. Fiacchezza totale. Fare una salita a piedi chiede l'ausilio dei Vigili del Fuoco o, in loro mancanza, delle Guardie Svizzere (che sono sicura non abbiano tutto 'sto daffare, che lo Stato a cui badano è piccino picciò e il Papa ci ha i BODIGARD). Un disastro. E dormo poco e male, come i vecchi che devono andare a zappare l'orto la mattina presto, ma io mica ce l'ho, l'orto. Per quanto mi riguarda, dove non c'è cemento c'è diffidenza. E ho la pelle secca a chiazze. Io, tronfia portatrice di pelle mista da anni, ora ho le zone secche. Quindi lo scaffale delle creme dell'Auchan lo dovrei svuotare per soddisfare tutti i tipi di pelle che da sola mi porto dietro, lo capite da voi. Un dramma. E poi se faccio colazione troppo tardi mi viene il vomitino. Cielo, ho sempre trangugiato la qualunque a qualunque ora, e adesso devo starmene col cuscino sulla pancia e il Geffer a portata se mi azzardo a fare colazione troppo tardi. O a bere caffè senza mangiare niente, che poi mi viene l'acidità di stomaco. E dato che di caffè ci campo, immaginate come possa essere la mia forma fisica. Tonda, ecco com'è.
Cheppalle.
Quindi che si fa? Si cerca di metterci una pezza. Tante, tantissime pezze per tutte le magagnette che messe insieme formano quella che mi piace chiamare la DECADANCE (un po' Francia, un po' unz unz). E la disperazione ti porta a cercare rimedio pure in internet, hai visto mai. Il problema è che poi incappi in 'sta roba qua: il reggifaccia.
Sia giuoia in tutto il regno!
In pratica si tratta di una fascia di silicone che tu te la agganci alla testa e poi ci fai la ginnastichina. Così non ti vengono le rughe e la faccia ti rimane alta. Ne deduco che la vecchiaia sia tutta un problema di altezza di faccia, allora. Com'è che non si usa la domanda "quanto è alta la tua faccia?" invece di "quanti anni hai?", rimane un mistero. Certo che se hai il muso di un carlino, pelo a parte (si spera), dubito che 'sta museruola ti renda tonico come un cucciolo di jack russel. C'è già compromissione. Ma se vi date pena di sfogliare le foto, troverete un sacco di altre amenità che promettono di rendervi più forti contro gli anni. Non quelli d'oro del grande Real, di Happy Days e di Ralph Malph (cit.), ma quelli che incombono sulla vostra faccia, sonori e impietosi. A me piace da impazzire quella specie di passamontagna da urlo di Munch color salmone. E se volete farmi un regalo per il mio compleanno, sappiate che voglio quello. Tantissimo, proprio.
Canzone del giorno: sigla finale di un telefilm che mi sono trovata a guardare abbastanza a casaccio, Haven end theme. Malinconica, facilona e bella.
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