Tentando di aprirmi uno spiraglio tra le due tende di cheratina che mi coprono la faccia e che qualcuno chiama "capelli" (ringraziamo Kiko e il suo simpatico siero per aver aumentato la leoninità della mia immagine), e reduce da una puntata di Obesi-Un anno per rinascere su Real Time (ufficialmente perché è molto motivante per raggiungere i propri obiettivi a prescindere da quali essi siano, ufficiosamente perché l'allenatore di oggi era un figone), mi riappropinquo al blog con la fiera consapevolezza di non avere una mina da dirvi.
Anzi, un tema forse ce l'ho, perché unire una domenica relativamente libera, una carta prepagata e una giovane donna emotivamente instabile porta a un tema molto noto e molto sbagliato: lo shopping compulsivo. Signori miei, anche io, che sono la donna meno femminile e meno propensa agli "oddioguardachebellabitinocioèuuuhmeloprovomeloprovomeloprovo", ci sono cascata. Perché, almeno usualmente, nei negozi ci vado poco. E se i negozi sono di coserie da vestire, di solito non le provo; controllo il prezzo, me le appoggio addosso per vedere se ci potrei entrare ed eventualmente compro. Adesso invece mi infilo nei negozi le domeniche pomeriggio sotto Natale. Notate l'errore uno e trino per favore:
- negozi;
- di domenica pomeriggio;
- sotto Natale.
IL MALE. Per me che faccio della sociopatia un baluardo tronfio e fiero e gagliardo, questa è una decisa inversione di rotta. Senza un perché al mondo, oltretutto. Voglio dire, tuttora il genere umano - specie se copioso - mi genera pessimismo e fastidio, ma sono diventata una che va per negozi a prescindere. E non torna mai a casa a mani vuote.
La cosa peggiore è che, statisticamente, se compri un sacco di roba compri anche un sacco di roba inutile. Per esempio, nelle mie ultime escursioni, sono riuscita a tornarmene a casa con un abitino girochiappa estivo (e vogliamo ricordare che è Dicembre, si?) con inserti di pizzo, un eyeliner dorato con glitter, due fusciacche, una corda per saltare, uno smalto color " rosso improbabile" e una devastazione di altra roba. E chi mi conosce sa che giro perennemente in jeans e felpa, e mi trucco solo per gli eventi che reputo degni e che vanno da lauree a matrimoni all'aver messo un piedi davanti all'altro dopo un risveglio dal letto particolarmente difficile. Un rudere che ha dimenticato la femminilità in giro da qualche parte e non la trova più. E mi vado a comprare cose inverosimili e da femmina. Ma perché? Mi sono data alcune spiegazioni che vorrei condividere con voi, ma mi sa che lo farò a puntate sennò non la finisco più:
- commesse particolarmente scaltre;
- momento emotivamente difficile;
- facilità di acquisto, anche senza lo smaronamento di alzare le chiappe da casa e ficcarsi in un negozio (ovvero la summa di tutti i mali via etere: eBay).
Ma facciamo che, per una più agevole e distesa spiegazione del tutto, vi rimando al prossimo post.
Canzone del giorno: bonjour tristesse. Mad world, Gary Jules (ma l'originale un po' meno "vorrei tagliarmi le vene per lungo" è dei Tears for Fears).
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