martedì 9 ottobre 2012

StaiBene docet: impara a farti corteggiare!

Sento l'esigenza, in questa giornata di lauree ed alcolici sfavillii (lodi lodi lodi ad Ale, Xavier e alla povera Mary), di condividere con voi un'altra di quelle imprescindibili perle che la rete ci offre. A fronte di siti ed articoli estremamente positivi, come Wikipedia o giornali on-line vari, per compensare ci sono cose come questa. Eh già. StaiBene offre: Impara a farti corteggiare!
Da notare il punto esclamativo, che fa diventare un mero consiglio un'esortazione. Quasi un dovere. Perché la donna è ancora un soprammobile che vive solo in funzione di un uomo. Grazie per non aver sdoganato idee degne del sessismo più antico. Veramente, grazie.
Dopo questo gratuito accenno di polemica, andiamo a sviscerare quello che dovrebbe essere la panacea di tutti i mali di una portatrice di ovaie. E impariamo a farci corteggiare, che diamine! Così poi ci possiamo finalmente sposare e metter su famiglia, che non vediamo l'ora. Tutte. Eppure lo scrivono pure loro "che gli anni Cinquanta sono passati da un pezzo". Schizofrenia? Bah, può essere. Ma se non fate parte della categoria di donne "in grado di trasformarsi da scaricatrici di porto a piccole Middleton solo per compiacere la propria preda", questo articolo vi può dare una mano. Intanto, mollate le birre, smettete di dire parolacce e mettetevi un cappellino ridicolo, per l'amor del cielo. Che poi, quale Middleton volete essere? La futura regina o quella di cui si è tanto parlato, ma solo da dietro? Finché decidete, le vostre birre me le bevo io.

... Dopo aver ritemprato la gola, arriviamo al punto: sia che siate novelle Liz Bennett o più moderne Bridget Jones, per conquistare il vostro Mr. Darcy dovete "lasciargli il tempo di fare le sue mosse svelandogli solo quelle parti di noi che si è preso la briga di scoprire". Cioè le gambe, immagino. Secondo: "mai spingere per ottenere qualcosa". Posso capire, se tentate di conquistare un uomo prospettandogli fin da subito infiniti sabato pomeriggio all'Ikea magari è controproducente. Potrebbe anche portarvici, ma poi non riuscireste più a tirarlo fuori dalla vasca delle palline. Terzo: "dobbiamo sentirci libere di dimostrare il nostro interesse senza limitarci a buttare giù la nostra lunga treccia dalla torre". Do ut des, insomma. E se la treccia non è abbastanza lunga, procuratevi delle extentions, giusto cielo. Vi si deve insegnare tutto? E procuratele anche a lui, così strapparsi i capelli (anche vicendevolmente) viene più facile. "Il tempo in cui si insegnava come accavallare le gambe o come sbattere le proprie lunghe ciglia è finito, adesso non rimane che essere noi stesse, magari in una versione soft": ma soft come un muffin sofficioso, o soft come il porno soft? Oggi come oggi, direi che si propenda più per la seconda. Vero, rubricaccia dei miei stivali? Un articolo intero creato sul nulla, e su del nulla che palleggia tra l'opinabile e il palesemente brutto. No vabbè, parliamone. Anzi, no.

Canzone del giorno: una canzone che mi martella in testa da giorni, che non sentivo da anni e il cui titolo ben si addice a questo articolo. Il grande incubo, 883. Prego fare attenzione anche al video. Mioddio, cosa non erano gli anni '90.

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