domenica 25 agosto 2013

Libri, capitolo VI

Ok, è un anno e mezzo che non faccio recensioni di libri. Sorbole. Ohibò. Perdindirindina.  Beh, dubito che il creato si sia dannato l'anima con pianti e stridore di denti per questa mia mancanza. Sia come sia ho deciso di riprendere l'antica arte della critica letteraria fatta da una che non ne capisce una beatissima mazza. E stavolta mi avvalgo del supporto grafico:
si, il mio Kindle ha una custodia rossa a pois. Siete abbastanza adulti da farvene una ragione.

Mannaggia zozza, è un sacco scura. Riproviamo:
Pezo el tacòn ch'el buso. Lasciamo perdere, tanto avete capito.
Inferno, Dan Brown. Non avevo mai letto alcunché del signor Marrone, avevo visto Il codice Da Vinci quand'è uscito ma si e no lo ricordo. Mi pare che Tom Hanks corresse in sacco, e in compagnia di una francese. Ecco, stavolta ad accompagnare il nostro protagonista Robert c'è un'inglesina piena di iniziativa e sapere, ma correre si corre uguale. Perché ancora una volta le sorti del mondo sono in mano al nostro prof con la memoria eidetica, che però stavolta non potrà sfruttare in toto. La trama è parecchio articolata, ma i personaggi si imparano a conoscere presto anche perché non sono in un numero esoso. Io non ce l'ho mica la memoria eidetica, di solito devo andare avanti e indietro con le pagine del libro per tentare di ricordare chi è chi. Non vi dico cos'è stato leggere il Signore degli Anelli, per inciso. Invece in questo libro no, e apprezzo tanto tanto questo fatto (anche perché sfogliare il Kindle è una palla cosmica). Lo trovo un libro sviluppato molto bene, con parecchi colpi di scena che rovesciano completamente le situazioni e le convinzioni che il lettore si crea fino a quel momento. Appassiona molto, non riesci a lasciarlo lì e lo finisci in fretta, anche se è bello lungo (millemila puntini di Kindle. Non so a quante pagine corrispondano, abbiatepazienzaabbiatepietà) e anche se le descrizioni dei monumenti e delle architetture sono di un pedante quasi insopportabile. Sarà che si svolge quasi tutto in Italia, precisamente a Firenze, e quindi come ti giri ti trovi davanti a qualcosa di storico. Ma cacchio. Dan, anche no sai. Che pesantezza. Mancava solo il colore delle mutande di Vasari e poi eravamo a posto.
Al di là di questo difetto, la trama appassiona un sacco. Ed è per questo che sono rimasta MALISSIMO a leggere il finale. Non ve ne parlerò a chiare lettere, hai visto mai che ve lo volete leggere e vi rovino la sorpresa, ma diamine che delusione. Un sacco di casino durante fantastiliardi di pagine, corse qua e là manco fossero allenamenti per la campestre, gente che ci resta secca, e per cosa? Per la benemerita anima della ceppa. Ok, vale la pena leggerlo perché è avvincente e in un libro il finale non è l'unica cosa che conta. Ma in un libro del genere, dove tutto è volto al trovare una soluzione che può arrivare solo alla fine, magari un filino importante lo è. Io la butto là.

Canzone del giorno: Wouldn't it be good, Nik Kershaw

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